INCHIESTA / Giornali universitari fantasma

foto giornali universitari

Nella foto, due dei tre giornali universitari "fantasma". Consistono in un foglio A3 piegato e pochi articoli

Tre giornali: Tru(e)man, Tiger e The Globe. Un triennio: 2004-2007. Una lista: Obiettivo Studenti, vicina a Comunione e Liberazione. Ventimila copie stampate, per un totale di 25.000 euro. Rimborsati agli studenti dall’Università degli Studi di Milano. Solo che, a sentire chi frequenta via Festa del Perdono e via Conservatorio, quei tre giornali non sono mai stati distribuiti. Nessuno – o quasi nessuno – li ha mai letti. Al Tribunale, dove dovrebbero essere registrati, non risultano. Nonostante, in fase di stampa, abbiano goduto dell’Iva agevolata, applicabile soltanto alle testate registrate. Giornali universitari «fantasma», quindi. Ma che tali non sono per la contabilità dell’Ateneo. Perché il sistema di finanziamento delle attività universitarie prevede che, perché un progetto riceva soldi, venga presentata una fattura che dimostri le spese sostenute e almeno sei copie della pubblicazione. I tre progetti editoriali, in questi tre anni, hanno consegnato tutta la documentazione necessaria. Per cui l’Università non ha colpe. Di più. L’Ateneo ha previsto nuove regole proprio per bloccare furbizie vere o presunte. E dare i fondi solo a chi li merita. Cosa può essere successo fino al 2007? Rivela un ex rappresentante d’Ateneo: «Inizialmente pensavamo che questi progetti proprio non esistessero, ma non riuscivamo a capire come facessero ad ottenere i rimborsi, visto che per ricevere i soldi bisogna presentare anche le copie del giornale. Poi ci è venuto il sospetto che le copie effettivamente stampate non corrispondessero a quelle fatturate. Quei pochi esemplari se li distribuivano solo tra loro. Così era impossibile dimostrare che avessero stampato cinquanta, cento o mille copie». Affermazione confermata dal fatto che i soli studenti a dire di aver visto le tre pubblicazioni sono quelli della Cusl, libreria gestita proprio dalla lista vicina a Comunione e Liberazione. Che, fino al 2006, è stata in maggioranza nel consiglio di amministrazione.

Chi decide quanti fondi assegnare a ogni progetto culturale studentesco – 170mila euro all’anno –, è proprio una commissione del Cda in cui siedono anche tre rappresentanti studenti. Uno di questi – nel triennio in questione – è Marco Martino. Ex di Obiettivo Studenti, ex consigliere comunale di Cinisello Balsamo. Ora, neoeletto consigliere provinciale nelle file del Popolo della Libertà.

I giornali «fantasma» nascono in tre anni diversi. Tru(e)man è il primo, nel 2004. L’anno successivo arriva Tiger, seguito da The Globe nel 2006. Nessuno dei tre giornali, come già scritto, è presente nei registri cartacei dell’Ufficio Registrazione Periodici del Palazzo di Giustizia dal 1999 ad oggi. Lo prescrive la legge, per qualsiasi stampato, anche se di diffusione contenuta. Nessuna traccia nemmeno sul web. Non un sito o una menzione in altre pagine. Le domande di finanziamento sono identiche. Cambiano soltanto i nomi dei responsabili delle riviste. I preventivi, poi, sono emessi tutti dalla stessa società, la Ce.se.d. Che però dice di non aver conservato nessun esemplare. Nel 2006/2007, quando i tre giornali risultano finanziati e stampati insieme, a fronte di preventivi targati Ce.se.d, a stampare è la Edint, associazione neocostituita e la cui partita Iva è registrata all’Agenzia delle Entrate dal 1 ottobre 2006. Tra i soci fondatori c’è proprio Marco Martino, membro uscente del consiglio di amministrazione. Nell’intestazione dell’associazione c’è un numero di telefono cellulare: il suo. Anche l’indirizzo coincide con quella che, all’epoca, era la sua residenza. I tre progetti sembrano viaggiare parallelamente. Sono stati tutti realizzati da universitari – rappresentanti o simpatizzanti – di Obiettivo Studenti. I responsabili sono tutti iscritti a Scienze politiche, come Marco Martino, che dicono di conoscere.

Un’ultima circostanza li accomuna. Nel luglio 2007, dopo le elezioni universitarie, cambia la composizione in Consiglio di amministrazione. Obiettivo studenti perde la maggioranza a favore di Sinistra Universitaria. Tra le prime iniziative dei nuovi eletti, Matteo Cazzulani ed Emanuele Crespi, c’è una mozione che parla del proliferare di attività strane, alcune delle quali riconducibili a Obiettivo Studenti. La loro azione paralizza l’attività della commissione fino a ottobre, per concedere il tempo di valutare meglio ogni singolo progetto. Vengono così introdotte le nuove regole – grazie anche all’intervento del professor Alessandro Toccolini – che impediscono il rimborso spese di progetti «fantasma». «Nell’ultima sessione di finanziamenti – dice il docente –, è stata erogata la metà dei fondi disponibili». Così, con i nuovi criteri, i tre giornali spariscono.

TABELLA FONDI EROGATI

Nella tabella, il totale dei rimborsi ricevuti dai tre giornali e le copie dichiarate

Il primogenito: Tru(e)man
Torniamo indietro di tre anni. Il primo a comparire in Ateneo è Tru(e)man. Stando a quanto viene scritto nella presentazione del progetto, dice di ispirarsi ad un principio che è una garanzia: «La verità non è tutto ciò che appare». L’idea del giornale è di un ex studente di Scienze politiche, Filippo Facco. Che ricorda: «Ho realizzato un numero zero nel 2003. Poi non se n’è fatto più nulla». E invece il giornale si è fatto, almeno a leggere quello che risulta all’Ufficio contabile dell’Ateneo. Il progetto ha base a Scienze politiche e il responsabile è Alessandro Carini, consigliere di facoltà. Nel 2004-2005 vengono stampate sette edizioni, per un totale di 9.000 copie. Costo? 7.125 euro in un solo anno. Un rimborso alto. Così come è un record la tiratura dichiarata. Ma nessuno, in via Conservatorio, ricorda di averlo visto circolare. Altro aspetto: i costi di stampa. Fino a tre euro per ogni copia. Una cifra non da poco considerato che si tratta di fotocopie, in bianco e nero, e non di stampe tipografiche.

È il caso del quarto numero della rivista (anno 2006): un solo foglio A3 verde – piegato – e pochissimi articoli. Per avere un’idea del suo costo effettivo, abbiamo fatto stampare la stessa pubblicazione sullo stesso tipo di carta in una delle copisterie di fronte alla Statale. Prezzo? 48 centesimi. Sei volte di meno.

Tanto per fare un confronto, Vulcano, un altro giornale universitario nato nel 2003, con 12 pagine in formato A4, costa circa 39 centesimi. Acido Politico, mensile della facoltà di Scienze politiche, 32 pagine in full color su carta patinata, costa 1,90 euro ogni copia.

Febbraio 2006: arriva Tiger

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Le fatture della Ce.se.d. Sono state emesse una dopo l'altra e con l'IVA agevolata al 4%, riservata però solo ai periodici registrati (clicca per ingrandire)

L’anno successivo nell’elenco dei progetti finanziati compare Tiger. Il motto: «Nient’altro che la verità… Nuda e cruda». Rispetto al suo predecessore stampa soltanto duemila copie tra marzo e ottobre 2005. In apparenza nessun legame con Tru(e)man. Slogan a parte. Solo che, incrociando le fatture della Ce.se.d presentate dai due giornali, si scopre che sono state emesse una dopo l’altra. Anche se a distanza di un giorno. Circostanza che si ripete cinque mesi dopo, quando i documenti sono contabilizzati ancora uno dopo l’altro. Questa volta, nella stessa giornata. Con una novità. Rispetto alle fatture di maggio, tanto per Tru(e)man quanto per Tiger, l’Iva applicata scende dal 20% al 4%. La riduzione è prevista però soltanto per i periodici regolarmente registrati in Tribunale e le due pubblicazioni, come è stato detto, non risultano iscritte.

Con l’anno accademico 2006-2007, ai due giornali si aggiunge The Globe. Nella richiesta di finanziamenti afferma di volersi appoggiare come gli altri ancora alla Ce.se.d per la stampa di almeno 1.100 copie, in sei edizioni diverse. Riceverà un rimborso di 2.000 euro. Nel frattempo la composizione della commissione cambia perché Marco Martino si dimette da consigliere. Quattro mesi più tardi costituirà la Edint, che stampa Tru(e)man, Tiger e The Globe. E solo loro visto che, anche in questo caso, i numeri di fatturazione sono progressivi. Anche se a distanza di diversi mesi. La fattura II (Tiger) è datata 10 maggio, la III (Trueman) 29 maggio, la IV (The Globe) 3 settembre. Significa che la Edint in quell’intervallo di tempo ha lavorato soltanto per la pubblicazione di quei giornali. Nessuna altra commessa in quattro mesi. Con due particolari. Che riguardano tutti e tre i progetti. Rispetto alle fatture precedenti che indicavano dettagli e copie stampate, le nuove sono più «povere» di informazioni: indicano soltanto la spesa e il numero delle edizioni. Nessun accenno alla tiratura di ciascun giornale. L’associazione di Marco Martino emette una fattura per il lavoro svolto, la consegna ai titolari dei progetti (suoi amici o comunque ragazzi che conosce), che con essa chiedono il rimborso all’università. L’Ateneo versa i soldi ai responsabili, che pagano Martino. Stando a quello che c’è scritto sulla fattura, di copie possono esserne state stampate dieci. O mille. Non lo si sa. L’unico dato certo è l’incasso della Edint in quei quattro mesi: 9.000 euro. È particolare anche quello che succede con l’Iva. Non solo non è più al 4%, ma cresce addirittura fino al 25%.

CORRETTO scan 3 - fatture edint

Le fatture emesse dalla Edint. Non sono indicate le copie stampate e l'Iva è del 25% (clicca per ingrandire)

Le voci dei protagonisti
Sentiti da MM, nessuno dei responsabili dei progetti è stato in grado di fornire un esemplare cartaceo delle migliaia di copie stampate. L’unico riscontro tangibile di quanto dichiarato nelle fatture. E nessuno conserva nemmeno un file in formato pdf. Chiara Orteca, titolare di The Globe, non ricorda neanche le caratteristiche del suo giornale. Lo stesso realizzato soltanto due anni fa. «Da qualche parte dovremmo averlo», dice Alessandro Carini, realizzatore di Tru(e)man. Gli fa eco Luca Gerevini, di Tiger: «Sono passati tanti anni, è difficile trovare una copia cartacea». E Marco Martino? «Come rappresentante del Cda non ho nulla da rimproverarmi – replica –, ho solo dato l’approvazione di alcuni progetti. E comunque a me risulta che questi giornali siano usciti regolarmente». Quanto alla Edint: «Ero già fuori dall’università, non avevo più incarichi al Cda».

Se fosse davvero come ha raccontato l’ex rappresentante, e se di questi giornali fossero circolate molte meno copie di quelle dichiarate, è naturale domandarsi come sia stato possibile. «L’Ateneo si preoccupa solo di effettuare il rimborso una volta ricevuta la fattura», chiarisce Andrea Aiello, direttore amministrativo di via Festa del Perdono. «Se poi queste fatture – documenti ufficiali – sono irregolari, la responsabilità è delle copisterie che le emettono». «Per evitare che si ripetano fenomeni sospetti – dice Dario Casati, prorettore della Statale – si potrebbe introdurre l’obbligo di registrazione al Tribunale per tutti i periodici finanziati col fondo “Mille Lire”». Un’altra idea nel segno della trasparenza, un altro paletto significativo. Che si aggiungerebbe a quelli introdotti due anni fa. Perché soltanto le regole possono impedire di nascondere le cose. Anche se – come insegna Tru(e)man – «la verità non è sempre ciò che appare». Appunto.

Leonard Berberi
leonard.berberi@gmail.com

Flavio Bini
biniflavio@gmail.com

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